(scritto nel Gennaio 2K8 per il numero di Marzo di “Mente Locale” e come tale da intendersi assolutamente riferito alla zona di Pescara – rimarrà purtroppo inedito, perlomeno sulla carta stampata)
Buongiorno o buonasera a tutti e innanzitutto buon anno. Perdonate la mia assenza ma io con gli anni che finiscono per 8 ho sempre avuto un rapporto… come dire… controverso, ecco. La pausa molecolare però in compenso mi ha rinfrescato le idee, ed oggi vi propongo addirittura un semplice e pratico questionario per stabilire se il vostro fantastico locale in cui fate concerti live è adatto alla bisogna! E per giunta gratis!!! Poi non dite che non vi voglio bene… cominciamo subito dunque.
1. IL LOCALE E’ DOTATO DI UN’ACUSTICA DI BASE ADEGUATA? C’E’ UN MINIMO DI PROGETTO ACUSTICO E/O SONO STATI PRESI PROVVEDIMENTI IN TAL SENSO? Oppure si tratta del consueto ex garage/ex capannone/ex magazzino/ex quello che vi pare, malamente riciclato per fare esibire dei malcapitati con risultati se tutto va bene quasi scadenti? Magari il locale è anche bellissimo, un capolavoro di design e ricercatezza: congratulazioni molecolari, peccato che raramente estetica e acustica vadano a braccetto.
P.S. Un’eventuale insonorizzazione – pur se lodevole e soprattutto utile – purtroppo non fa testo per quanto riguarda il progetto acustico, che ha finalità e di conseguenza modalità di attuazione totalmente diverse.
2. IL LOCALE E’ DOTATO DI UN PALCO? Non ridete please: per palco si intende infatti un palco (eh, appunto), adeguatamente dimensionato e posizionato, e non il consueto gradino/pedana/angolino dove costipare i suddetti malcapitati a mo’ di sardine. E nemmeno – orrore! – una location abitualmente riservata a danze sfrenate, che quindi immediatamente dopo l’esibizione dovrà essere repentinamente sgomberata manco fosse un centro sociale autogestito sotto una giunta di centrodestra. Il fronte palco poi dovrebbe essere un minimo separato dalla platea (basta un metro, vi assicuro) tramite transenne o altro, nonchè agevolmente raggiungibile sia dal pubblico, che non dovrà quindi passare davanti al bar e/o alla toilette (e questo lo dico anche e soprattutto a vostro vantaggio, cari gestori…), sia dai musicisti. Il che implica…
3. IL LOCALE E’ DOTATO DI UN’AREA BACKSTAGE (ANCHE MINIMA) E/O CAMERINO? Oppure sti poveri cristi dovranno necessariamente attraversare per almeno mezza giornata tutto il locale in lungo e in largo onde raggiungere magari uno sgabuzzino, o la cucina, o il retro del bar, o il nulla? Dove lasceranno custodie, bauli, oggetti personali e quant’altro? E quando avranno finito di suonare, tutti sudati e puzzolenti, dove andranno a lavarsi/cambiarsi/rilassarsi? Al cesso, alla stregua degli avventori?
4. IL LOCALE E’ DOTATO DI UN IMPIANTO AUDIO/LUCI ADEGUATO? Beh, le opzioni sono veramente molteplici e soggettive, e come se non bastasse in questo ambito il sottoscritto non ha mai fatto prigionieri: la cosa è ampiamente risaputa. Diciamo che in genere (anche se personalmente non sono sempre d’accordo) il minimo sindacale è una potenza di 10 watt a persona, meglio se 20/30, 50 sarebbe meraviglioso. Occhio che parliamo di capienza massima del posto, quindi per cortesia non giustificate le vostre cassacce puntualmente sfondate dai vari digei-zerbino di turno (a tal proposito consultare il numero 4 di Mente Locale) col fatto che “tanto ai concerti viene pochissima gente”. Per quanto riguarda le luci, innanzitutto almeno dietro il palco ed ai suoi lati sarebbero da abolire i colori chiari o peggio sgargianti sulle pareti (e perchè mai? Provate un po’ a indovinare…), dopodichè sarà sufficiente una struttura anche minimale purchè realizzata con criterio e soprattutto riservata al concerto: quindi niente luci da discoteca della pista che buttano un po’ di luce colorata di striscio sul palco, e che quei quattro barattoli siano puntati – o almeno puntabili – verso i musicisti e dunque un minimo controllabili dal datore luci: il quale insieme al suo collega dell’audio si troverà ovviamente in regia. Già, la regia…
5. IL LOCALE E’ DOTATO DI UNA REGIA AUDIO/LUCI? Sembrerà una domanda stupida e banale e invece qui signori potrei diventare veramente feroce: va bene tutto, tutto, anche quel vecchio mixerino sfigato della vostra ex sala prove da pischelli, purchè funzioni bene e sia collocato di fronte al palco, ad una distanza adeguata rispetto alle dimensioni della sala ed in posizione più o meno centrale rispetto al palco e all’amplificazione. E soprattutto in un’area magari piccola, pure piccolissima, ma riservata e di conseguenza questa postazione deve necessariamente essere residente: dopo l’ultima canzone si spegne tutto e si chiudono i vari coperchi. Niente traballanti tavolini in mezzo alla pista, da sbaraccare a fine concerto in fretta e in furia mentre partono inesorabili le tanto sospirate suddette danze sfrenate, immancabilmente propinate dal digei-zerbino di turno, in un disagio di proporzioni campane (una volta si diceva bibliche, altri tempi…), con una tempistica improponibile e col concreto rischio di danneggiare le attrezzature e soprattutto fare o farsi male. A questo proposito…
6. IL LOCALE E’ ESENTE DA BARRIERE ARCHITETTONICHE E DA POTENZIALI FONTI DI PERICOLO? Sulle barriere architettoniche non credo ci sia bisogno di soffermarsi. Poi anche l’occhio, si sa, vuole la sua parte: peccato che un arredamento curato, materiali all’avanguardia e soluzioni estetiche ardite espongano il più delle volte l’ignaro e alticcio avventore/ballerino/nottambulo al rischio di ferimenti anche seri: anni fa una sfortunata spettatrice una sera scivolò in avanti e si sfracellò la faccia dritta dritta proprio contro lo spigolo (in cemento e of course) del palco. Magari se ci fosse stata un minimo di separazione tra palco e sala – vedi domanda n.2 – e quello spigolo non fosse stato così come dire spigoloso se la sarebbe cavata con qualche stupida contusione che fa sempre molto punk, di cui oltretutto con ogni probabilità si sarebbe resa conto soltanto la mattina successiva, ad ematoma ormai formato e già in fase di pre-riassorbimento. Il tutto per la cronaca accadeva in uno dei migliori locali di sempre per la musica live della zona. Quindi mi raccomando, niente spigoli vivi, vetro, metallo, lamiera e compagnia lacerante: curiosamente tra l’altro questi ed altri materiali fanno notoriamente a cazzotti con una buona acustica (di cui alla domanda n.1): dunque i conti tornano.
7. IL LOCALE E’ DOTATO DI UN IMPIANTO ELETTRICO ADEGUATO? Che non vuol dire semplicemente “a norma”, cosa su cui l’elettricista – oltre a giurare e spergiurare – se è un professionista serio è tenuto a rilasciare apposita certificazione: vuol dire avere “fasi” (linee, canali) separate a cui collegare audio, luci e tutto il resto in maniera completamente autonoma l’una dall’altra. Un impianto audio/luci di medie dimensioni può arrivare ad assorbire tranquillamente 10 kW ed oltre, e frigoriferi, lavastoviglie, illuminazione e tutto il resto completano il lugubre quadretto con assorbimenti shock. Naturalmente anche la richiesta di fornitura elettrica dovrà essere adeguatamente sovradimensionata, e possibilmente corredata da stabilizzatori e/o gruppi di continuità. In caso contrario, nella migliore delle ipotesi avrete fastidiosi disturbi e ronzii sull’audio, frequenti rotture di lampade e continui rischi di blackout. Nella peggiore invece friggerete un bel po’ delle vostre preziose attrezzature, e magari già che ci siete anche qualche strumento elettrico/elettronico del malcapitato di turno.
8. IL LOCALE È IN UNA POSIZIONE TALE DA NON ARRECARE DISTURBO AD EVENTUALI E PROBABILI RESIDENTI? Questo ammetto che lo dico quasi solo per voi, quindi non dite che sono il solito stronzo: se così non fosse infatti, dovrete ahimè vostro malgrado prepararvi spiritualmente ad una chiusura precoce, e in ogni caso piuttosto anticipata rispetto a quelli che erano i vostri magari encomiabili progetti iniziali. Addio sogni di gloria insomma, o se preferite dalle stelle alle stalle. L’ostacolo a dirla tutta può essere parzialmente aggirato con una buona insonorizzazione (vedi domanda n.1), che però non vi metterà al riparo da eventuali anzi sicure fonti di disturbo, esterne al vostro locale ma dovute proprio alla sua esistenza: automezzi, vociare, risse, bonghi e chi più ne ha più ne metta. E non riuscirete mai a discolparvi da tutto ciò per il semplice fatto che non sarebbe democratico nè equo, e di questo il codice civile – peraltro sotto molti aspetti opinabile o quantomeno da rivedere – tiene giustamente conto. In ogni caso preparatevi ad una serena convivenza con disagi e problemi di ogni genere, inversamente proporzionali all’efficacia dei vostri eventuali lavori di insonorizzazione.
Potrei andare avanti per ore, ma diciamo che questi sono i punti salienti. Volete qualche altra imbeccata? Parcheggi, facilità di carico e scarico, struttura interna del locale, eventuali servizi accessori, presenza di impianti di aerazione, ricircolo dell’aria e/o climatizzazione, anzi qualunque suggerimento è gradito. Mentre per quanto riguarda il verdetto molecolare, sarete lieti di scoprire (ma solo perchè non sapete ancora quello che arriva subito dopo) che non ci sono calcoli complicati da fare o tabelle da consultare: infatti se avete risposto “sì” a tutte le domande, e solo in questo caso, il vostro locale è adatto alla musica dal vivo. In caso contrario, si va da un semplice “no” ad un sonoro ed impietoso “assolutamente no”. Sono veramente spiacente. C’est la vie. That’s life.
In sede di correzione di bozze mi sono infine addirittura preso la briga di applicare il questionario a tutti i locali della zona: sono un po’ megalomane, lo so, ma purtroppo (per voi, s’intende) non posso applicarlo al mio per il semplice fatto che non ne possiedo uno; e comunque un collaudo si imponeva. E devo confessarvi che nessun locale ha superato il test. Senza cattiveria miei adorati, ma il fatto è che a queste cose avreste dovuto pensarci prima di aprirlo il vostro locale, e/o durante i necessari lavori (che quindi dovreste fare anche se l’avete rilevato da qualcun altro); e non la sera dell’inaugurazione, mentre inebriati dalla prevedibile affluenza, dal conseguente incasso, dall’immane quantitativo di figa ma soprattutto dal vostro fornitissimo bar sognate ad occhi aperti un’irrealizzabile esibizione del pincopallino di turno mentre i parenti vi ricoprono di piante, solitamente orripilanti oltretutto.
Come dite? Non è vero? Ma chi si crede di essere questo? Uffa, il solito esagerato? O magari il solito frustrato che per sfogarsi spara a zero gratuitamente? Ritenete il vostro locale dapaura? Cazzi vostri: dopotutto se qualcuno non l’avesse ancora capito non stiamo parlando di estetica bensì di funzionalità quindi almeno un compromesso si impone no? Anzi vi dirò di più: visto che la scienza – perlomeno quella molecolare – ha da tempo appurato che non è vero che le belle donne siano una massa di stronze (o peggio) e quelle brutte siano una massa di persone eccezionali, bensì fortunatamente esiste un ventaglio pressochè infinito di combinazioni intermedie, direi che sarebbe ora di rimboccarsi le maniche, pensare con anticipo e lungimiranza a quella che in urbanistica – ma anche al comune se è per questo – verrebbe definita la destinazione d’uso del vostro adorato locale, e magari già che ci siete regolarvi di conseguenza: sarò sinceramente lieto di essere smentito. Possibilmente dai fatti però.
Distinti saluti,
l’insostituibile Molecola.

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