Scusa mi metti i Rolling Stones?

(da “Mente Locale” n° 4 – Giugno 2K7)

Siete mai stati in discoteca? Una di quelle serie, intendo: sterminate code di gggente con acconciature improbabili, liste d’ingresso blindate, muscolosa security in doppiopetto tipo casting per il prossimo 007, etc etc. No? Beh, dovreste andarci: oltre a fare un’esperienza per certi versi veramente catartica, potreste scoprire un sacco di cose più o meno interessanti. Tipo ad esempio che è impossibile andare a fare una qualunque richiesta al DJ, per il semplice motivo che la consolle è fisicamente isolata dalla pista da ballo: è sempre molto in alto, quando non addirittura in un’altra stanza, magari con vista sulla platea tramite la classica vetrata. Ne consegue che purtroppo è assai difficile andare a rompere i coglioni al buon Coccoluto o a Roger Sanchez, ma anche ai volonterosi DJs nostrani se è per questo. E’ cosa buona e giusta però: dopotutto questi signori stanno – ebbene sì – lavorando. Invece nei locali “indie”, “alternativi”, “rock”, nei “disco-bar”, “disco-pub”, “disco-club” e chi più ne ha più ne metta, il DJ (acronimo di “disc-jockey”. Da Wikipedia: “colui che mixa i brani musicali: in pratica deve unire più tracce in sequenza in modo da ottenere un unico flusso musicale che risulti piacevole per l’ascoltatore. Altro compito fondamentale del DJ è quello di “selezionare” i dischi da mixare, cioè saper scegliere in quel determinato momento e quella determinata occasione quale sia il brano più adatto per il pubblico, ma che rientri anche nello stile e nei gusti musicali del DJ stesso”) è assolutamente a portata di seccatore, sempre e comunque: molto spesso in console si può addirittura entrare! Provate un po’ a entrare mezzi ubriachi in sala operatoria nel bel mezzo di un’appendicectomia: qualcosa mi dice che vi butterebbero fuori a calci. E farebbero bene, così come fanno benissimo quegli ahimè rari gestori e/o buttafuori che perseguono i molestatori della console con pesanti sanzioni fino addirittura all’espulsione. E’ indubbio – e anche per certi versi fisiologico dunque – che la logistica di un certo tipo di club favorisca l’ignobile trend in questione, ma ancora più ignobile è il pedissequo inchino con cui la maggior parte dei digei reagisce alle avances musicali dell’adorato pubblico, nella probabile ma vana speranza di renderlo adorante. Ora rileggetevi la definizione più sopra e riflettete: se il digei infila ubbidiente una dietro l’altra le innumerevoli richieste (peraltro quasi sempre di una banalità deprimente, proprio come quella che dà il titolo alla mia invettiva molecolare di questo mese) si tramuta in una sorta di aberrante incrocio tra un juke-box e un cagnolino. Con la differenza che il cane è il migliore amico dell’uomo, ed il juke-box è specificamente progettato per accondiscendere i desideri dell’utente previo esborso economico, tra l’altro niente affatto indifferente. C’è poi WinAmp – come tanti altri software simili – che potrebbe rappresentare la soluzione ideale a questa problematica, in quanto gratuito e totalmente gestibile dall’ascoltatore. Il fantoccio in questione (non vi offendete eh, ma il DJ è quello di Wikipedia) si trova quindi invischiato in un gioco a scacchi psicologico perverso ed inquietante, una specie di “Seven” de noantri in cui alla prima richiesta assecondata diventa immediatamente ricattabile da chiunque, anche perchè quel brano ovviamente non piacerà a qualcun altro, che ovviamente si precipiterà a richiedere il suo, e via richiedendo: la serata si tramuta ben presto in un enorme CD-R pre-mixato – dal pubblico! – che a questo punto potrebbe essere benissimo inviato per posta, la scaletta scivola inesorabilmente verso l’ibernazione, e poi se non metti la canzone tal dei tali naturalmente sei uno stronzo. Scoppia la contestazione, ti caghi addosso e in cerca di un immeritato perdono infili il riempipista di turno… e così via per ore. La settimana successiva ovviamente, passata la bufera e capita l’antifona, per timore di ulteriori ritorsioni la formula “il cliente ha sempre ragione” verrà ulteriormente perfezionata in un parossismo senza fine. Se poi un giorno ti dovessi stufare di questo andazzo di cui peraltro sei colpevolmente complice, ti ributtano subito nella polvere: e a questo punto te lo sei pure meritato. Il punto è che il digei non si vuole proprio rendere conto che quando si trova lì dietro comanda lui e solo lui: croce e delizia, perchè non c’è cosa più stressante che doversi guardare continuamente intorno, cercare di capire chi c’è e chi non c’è, che aria tira, cosa potrebbe funzionare e cosa no. Ma al tempo stesso non c’è soddisfazione maggiore che vedere la tipa sempre seduta (magari pure carina) alzarsi e puntare dritto verso la console fissandoti con aria minacciosa: cosa vorrà? E mentre sudando freddo cerchi disperatamente un qualunque disco dei Doors, lei invece a sorpresa tira fuori dalla borsetta carta e penna e sorridendo ti chiede gentilmente autore e titolo del brano appena finito che le è piaciuto tanto. Come si suol dire: se son rose fioriranno. Queste sì che sono soddisfazioni cazzo, altro che Satisfaction.

Hang the DJ!

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