Gennaio

Mi reco al Wake Up! di Pescara per il concerto dei Diaframma: mi è sembrata una serata sufficientemente eighties (o meglio sufficientemente “serata” e basta, come mi è stato giustamente fatto presente). E poi è Gennaio dopotutto, come il titolo di un loro vecchio singolo dell’89. Mi sono imbattuto varie volte in Federico Fiumani nel corso degli anni: ricordo che intorno alla metà degli anni ’90 lavorai come fonico con i pescaresi S.I.M. per un benefit che si svolgeva a Milano all’allora PalaTrussardi, e dopo lo show andammo a cena proprio con i Diaframma in un ristorante limitrofo. Ci si divertì anche parecchio: purtroppo però durante la cena venne rubata una delle loro auto contenente tutto il loro backline (leggi: strumentazione). Fu un momento veramente tremendo.  Uno o due anni fa sempre al Wake Up! avevo assistito ad una performance solista di Fiumani molto bella e anche divertente, invece l’ultima volta c’erano lui e il batterista e senza offesa mi sembrò un mezzo pacco: lungi dall’effetto White Stripes/Jon Spencer (per fortuna, almeno per quanto riguarda i White Stripes), sembrava semplicemente un gruppo il cui bassista aveva avuto un contrattempo all’ultimo momento. E magari era proprio così.

Arrivo per tempo perchè ultimamente nel capoluogo adriatico il trend sull’orario di inizio dei concerti sembra leggermente migliorare, ma in barba alla pubblicità che invitava alla puntualità il concerto comincia alle 23.30 passate: poco male, è venerdì. Trovo quindi il tempo di salutare svariati conoscenti e perfino qualche amico. Thank God it’s Friday. L’età media del pubblico  per una volta è prevedibilmente medio-alta, anche se manca all’appello qualche vecchia conoscenza che speravo di beccare, mentre sono quasi del tutto assenti i pischelli rockettari del terzo millennio. Prevedibile anche questo, ma poichè dubito che a differenza delle cariatidi di cui sopra siano regolarmente alle prese con consorti, pannolini e capufficio direi decisamente che avrebbero fatto meglio a trascinare le loro già stanche membra fino al longevo club sul fiume per una lezione -oltretutto gratuita- di stile… e di rock’n’roll! Rock’n’roll? Ma non era un gruppo new wave degli anni ’80?!? Certo, ma a sto giro Fiumani sale sul palco in camicia turchese di ciniglia, pantaloni neri a sigaretta e scarpe di pelle con la fida Telecaster nera a tracolla, pure tenuta bella bassa, accompagnato solo da un bassista e un batterista (quest’ultimo non mi è sembrata una faccia nuova tra l’altro). Già l’impatto visuale dunque è abbastanza “back to the basics”: più che uno che ha esordito in una cover band dei Joy Division sembra piuttosto un qualche ex componente dei Forty Licks, e quel famigerato ciuffo ormai argentato che penzola sul viso del sarcastico frontman pare quasi brillare di una luce nuova. Impressione confermata in pieno dall’apertura delle ostilità:  al primo one-two-three-four del batteraio i Diaframma partono a mille, con un tiro micidiale, alla Husker Du mi verrebbe quasi da dire. Fiumani è in forma strepitosa, con la sua inconfondibile voce e una timbrica chitarristica scarna ed essenziale ma al tempo stesso efficace (un amico chitarrista mi diceva esterrefatto “non è possibile, un suono di chitarra così dovrebbe essere orribile invece è bellissimo!”), supportato da una sezione ritmica forse non sempre precisissima ma sicuramente poderosa e assolutamente all’altezza della situazione. L’impatto è veramente quasi devastante, ma soprattutto questa chiave di lettura stile power trio dello sterminato repertorio si rivela veramente azzeccata, al contrario di quanto spesso accade quando tante vecchie glorie decidono di modernizzare il loro live set risultando quasi sempre purtroppo patetici o quantomeno fuori luogo. L’attitudine dei Diaframma versione 2009 invece mi fa pensare tantissimo ai Jam, anche se la cifra compositiva per ovvie differenze di background è chiaramente diversa, ma resto dell’opinione che questo sia il paragone più azzeccato (tra l’altro ero al concerto di Paul Weller qualche tempo fa e vi assicuro che i due musicisti hanno veramente molto in comune, al di là del  mero dato anagrafico: potete verificarlo più sotto grazie al mio splendido smartphone, obiettivamente assai più smart del sottoscritto). Un’oretta abbondante di concerto intenso, trascinante e senza fronzoli quindi,  compresi un paio di bis, scorre via che è una meraviglia; i brani quasi tutti attaccati l’uno con l’altro, materiale recente sapientemente mescolato alle classiche hit, pubblico gasatissimo: molti cantavano a squarciagola, qualche accenno di pogo. Veramente un seratone, la cui unica nota stonata (mi dispiace ma non fosse che per questioni professionali devo proprio segnalarlo) è stata il famigerato limitatore del locale, che date le circostanze ha tirato fuori come si suol dire il vestito della festa, e per fare bella figura anche lui -dimostrando così di assolvere alla perfezione al suo infame compito- ha pensato bene di schiacciare ferocemente tutto l’audio appena Fiumani apriva bocca per poi riportare inesorabilmente su il volume non appena la chiudeva in un’altalena sonora da mal di mare… probabilmente sarebbe bastato tenere più basso il volume dell’impianto di amplificazione per quantomeno ridurre quell’estenuante fenomeno di “pumping” (si chiama proprio così: quando è fatto apposta -ma in genere non nei live- è anche una cosa figa… e per la cronaca il volume  generale del concerto NON sarebbe stato più basso, non in maniera percettibile perlomeno). Se infatti il problema forse non ha intaccato l’efficacia dell’esibizione, l’ha sicuramente resa più faticosa da ascoltare. Ma non per tutti, per fortuna: solo per chi se n’è reso conto. E cioè solo per il sottoscritto (qualcuno ne dubitava?), che peraltro al termine del gig era talmente soddisfatto che giusto il tempo di schivare abilmente un paio di importuni ed è andato ad infilarsi sotto la sua adorata trapunta, sognando poverino di tornare adolescente nei favolosi anni ’80.

Grazie.

Federico Fiumani sul palco del Wake Up! di Pescara Paul Weller (non sul palco del Wake Up! purtroppo)

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