Frederick “Big Mickey” Hill – R.I.P.

In memory of Mickey HillIl 4 novembre 2010 una squadra speciale della polizia giamaicana per uno scambio di persona ha ucciso il fratello del cognato di una mia cara amica, che chiamerò per comodità Ale (nome di fantasia).

L’orribile episodio è accaduto a Negril -nota località turistica giamaicana, assolutamente estranea ai fatti di sangue di Kingston- all’interno di un complesso turistico di proprietà dell’ex cognato di Ale, dove vive e lavora anche sua sorella (cognata della vittima), e per giunta di fronte agli occhi dei parenti più stretti di Mickey. Una squadra di 7 o 8 poliziotti armati e a volto coperto, partiti da Kingston e facenti parte della famigerata “JCF – Jamaican Constabulary Force” (corpo speciale della polizia jamaicana nato in seguito all’arresto di Dudus Coke e ai relativi disordini di Tivoli Garden a Kingston), ha sparato barbaramente su un uomo disarmato e assolutamente innocente uccidendolo sul colpo, senza che ci fosse stata una benchè minima provocazione da parte sua: Mickey era di ritorno dalla spesa, e portava con sé solo alcune buste contenenti mais e latte in polvere. Una camionetta della polizia è arrivata, gli ha chiesto di mostrare il contenuto delle buste e mentre lui tirava fuori le cose gli hanno sparato tre colpi d’arma a distanza ravvicinata, senza nessun motivo. E tutto questo è avvenuto di fronte ai suoi fratelli, che sono stati anche loro minacciati di morte se si fossero avvicinati. Subito dopo, il corpo è stato preso e sbattuto sulla camionetta per essere trasportato altrove, e solo grazie all’intervento della polizia locale è stato possibile recuperarlo: a quanto pare volevano inquinare le prove. Nessuno di loro si è accertato preventivamente delle generalità della persona fermata prima di sparargli, e solo dopo averlo ucciso hanno appurato che si trattava di uno scambio di persona. Nella versione ufficiale rilasciata dagli agenti del commando si è inizialmente parlato di una pistola 9mm trovata addosso a Mickey: versione successivamente smentita, in quanto la stessa arma è stata utilizzata come prova in altri due processi simili a loro carico. All’inizio del 2011 inoltre è stata fornita una nuova versione dei fatti, che sostiene che è vero che gli hanno sparato senza controllare preventivamente chi fosse, ma che lui si trovava in compagnia di diversi uomini armati. Ma esistono diversi testimoni oculari che giurano ogni giorno che quanto riportato dalla polizia è assolutamente falso, e tra i testimoni c’è anche la sorella della mia amica.

Dall’inizio dell’anno scorso sono già 400 le persone uccise da questo corpo speciale che spesso e volentieri prima uccide e poi controlla, senza nessun rispetto per i diritti umani e totalmente fuori dal controllo del governo giamaicano, che continua a negare l’evidenza e a coprirne gli abusi. In seguito a questa vicenda, Amnesty International tramite “Jamaicans for Justice” ha preso in carico il caso, che è diventato il simbolo della voglia di cambiamento che corre tra il popolo giamaicano in merito a queste cosiddette “uccisioni extragiudiziarie”. La polizia non è percepita come un’arma a difesa del popolo, ma come un qualcosa da cui scappare e difendersi. E’ nata inoltre una pagina “In memoria di Mickey “su Facebook che conta quasi 1200 persone iscritte da tutto il mondo, che si stanno attivando per far conoscere il fatto e per chiedere giustizia. E’ già stata indetta una marcia pacifica (cosa assolutamente innovativa nella storia giamaicana) alla quale hanno partecipato centinaia di persone provenienti da tutto il mondo. La stampa giamaicana parla quotidianamente del fatto, anche grazie all’impegno di tutti. Il 4 Gennaio 2011 l’artista Robin Banks -che ha raccontato la vicenda in una canzone appositamente composta- ha tenuto un concerto in memoria di “Big Mickey”.

Fino ad ora nessun poliziotto giamaicano è mai stato condannato per questo genere di abusi sulla popolazione, ma l’intento di parenti, amici e simpatizzanti è quello di dare un senso alla tragica scomparsa di un uomo che rappresentava quanto di più bello e speciale c’è nel popolo giamaicano. I familiari della mia amica corrono inoltre un serio pericolo, perché fino ad oggi i pochi che hanno avuto il coraggio di denunciare questi fatti sono stati minacciati o addirittura uccisi. Chiedono solo di interessarsi alla loro causa, per ricordare Mickey nel modo più giusto e onorevole.

 

Jamaicans for Justice

In memory of Mickey Hill (Facebook)

 

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