Concerto per la Memoria – Patti Smith live @ Giardino della Memoria (Bologna, 15/07/2012)

Neanche il tempo di postare la mia recensione molecolare dell’ennesimo concerto dei Cult che scopro casualmente che Patti Smith suonerà tra poche ore a dieci minuti scarsi a piedi dalla mia temporanea dimora bolognese. Pur senza fare le capriole dalla felicità mi sembra tuttavia un buon modo di trascorrere la serata, per cui mi dirigo senza indugio alla ricerca di questo fantomatico “Giardino della Memoria”: certo con scarso entusiasmo, perchè ho appena letto che gli ultimi 150 biglietti (a 10 euro, per giunta!) sarebbero stati messi in vendita sul posto a partire dalle 18.30 ma sono già le 20. Non mi sbagliavo: biglietti polverizzati. Resto tuttavia a bighellonare tra ingresso e biglietteria marcando in particolar modo coloro che ritirano i biglietti acquistati online, e dopo un po’ becco un tipo che aveva comprato due biglietti ma era rimasto da solo: scambio veloce, stretta di mano e via.

Il fantomatico “Giardino della Memoria” altro non è che un bel parco di fronte al Museo per la Memoria di Ustica, un luogo che da anni ospita diverse attività concepite per celebrare l’anniversario della strage di Ustica (27 giugno) e richiamare ancor più l’attenzione dell’opinione pubblica sulla necessità di verità rispetto all’oscura vicenda italiota. E infatti all’interno del Museo per la Memoria di Ustica è esposta l’installazione permanente “A proposito di Ustica” di Christian Boltanski, realizzata per la città di Bologna dall’artista francese per non dimenticare la tragedia. Ed è in questa cornice, molto bella devo dire, che si inserisce il concerto.

Rispetto per la figura storica e artistica a parte, non sono mai stato un grande fan di Patti Smith. L’ho già vista dal vivo anni addietro, e devo dire che nonostante la presenza di Tom Verlaine all’epoca non mi aveva entusiasmato: un concerto per lo più moscio assai, a tratti sfiancante, con giusto una mezz’oretta finale più briosa e animata che sapeva tanto di contentino. Come scoprirò a mie spese, questa sera il copione verrà puntualmente ripetuto. La “poetessa del rock” sale sul palco poco dopo le 21.30, sfoggiando quasi subito tra gli applausi a scena aperta due cartelloni gentilmente forniti da qualcuno del gentile e foltissimo pubblico che recitano testualmente “Genova 2001” e “ingiustizia è fatta”: conoscendo il tipo, presumo che stia invocando una punizione esemplare e condanne ancora più severe per chi è stato sorpreso a sfondare vetrine o incendiare cassonetti. Patti Smith è accompagnata dalla sua band di quattro elementi, tra cui spiccano naturalmente gli storici compagni Jay Dee Daugherty e Lenny Kaye (quest’ultimo suonerà anche il basso nei brani in cui il bassista “titolare” Tony Shanahan passerà alle tastiere). Il sound è brillante e molto, molto sottile: esattamente come non piace a me. Tuttavia la voce di Patti oltre a stare in forma è molto bella e soprattutto viene fuori molto bene. Si parte con un lentone, poi il secondo brano è una “Dancing barefoot” rallentata allo spasimo e trasformata anche lei in una lagna straziante che ben poco ha a che vedere con la versione originale (tutt’altro che hard, per inciso). Segue un brano dal nuovo album “Banga”, ma la musica non cambia molto, e si prosegue così per oltre un’ora. Una tipa mi fa notare che la Smith dopotutto ormai ha 66 anni, io rispondo ricordandole che anche gente come Iggy Pop o Mick Jagger non è più esattamente di primissimo pelo: d’accordo, loro hanno sempre suonato altro, e lei in fondo al di là degli appellativi non è che sia mai stata esattamente una rockettara, ma resta il fatto che mi sto annoiando a morte. Inoltre le canzoni sono intervallate da sermoni magari anche condivisibili -al di là del tono elegiaco- ma francamente il pistolotto sul terremoto mi sembra molto simile alla classica omelia del parroco ai funerali, quando cerca invano di convincere parenti e amici che il defunto ora sta meglio. Non so quanto possa interessare a chi sta nei campi in tenda con 50 gradi (e magari ha perso casa, lavoro e cari) il fatto che il terremoto è la maniera di “Mother Nature” di parlarci e noi nonostante la circostanza infelice dobbiamo cercare di ascoltarla. Non manca “Because the night”, che invece il Boss è sempre piuttosto restio ad eseguire in pubblico. Verso la fine, proprio come qualche anno prima, vengono applicati dei tubi con l’ossigeno ai cinque musicisti e il concerto sembra rianimarsi, per quanto in maniera a mio avviso un po’ forzata e forse anche prevedibile: una lunghissima versione dell’immancabile “Gloria” e un “nugget” degli anni ’60 -affidato alla voce di Lenny Kaye- in medley con “Rock’n’roll nigger”. Verso la fine Patti imbraccia anche una Fender Stratocaster con la quale si produce in interventi di stampo vagamente “noise”, che finiscono per essere anche discretamente efficaci forse proprio perchè non è una vera e propria chitarrista. Chiusura ovviamente affidata a “People have the power”, e saluto finale al pubblico bolognese con un buonista “be happy, be free, use your voice!” che sa un po’ di “stay hungry, stay foolish”, pur in un contesto chiaramente assai diverso. Una bella serata nel complesso, ma soprattutto un evento riuscito veramente bene. Alla prossima (ma anche no).

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2 Responses to Concerto per la Memoria – Patti Smith live @ Giardino della Memoria (Bologna, 15/07/2012)

  1. andrea ha detto:

    Sono assolutamente in disaccordo con chi ha scritto questo articolo.
    Scusa, secondo la mia opinione, Patti non ha interesse ad eseguire un concerto veloce, o trascinante a livello di hard rock… ha inciso dischi che suonano più ruvidi, e altri più dolci, o cupi, e negli anni è sempre riuscita a modificarsi rimanendo se stessa.
    Il concerto è dunque la somma di queste cose, dove chi la ama, e la segue adora anche e soprattutto i suoi pezzi lenti, proprio perchè in quelli lei trasmette in pieno e con forza quello che sente. Ero sotto il palco e l’emozione non mi ha mai mollato. La serata è stata spettacolare, non ha mollato ed era in gran forma… la band era divertita e suonava coinvolta. Un artista di questo calibro che si è sempre esposta al pubblico, ed ha sempre coinvolto il pubblico come questa volta, merita davvero. A mio giudizio chi era presente a Bologna domenica scorsa, ed ama Patti, si è goduto un gran concerto.

    • molecola ha detto:

      ma non ho mica scritto che patti abbia interesse (copio e incollo) “ad eseguire un concerto veloce, o trascinante a livello di hard rock”. ho scritto anzi l’esatto contrario (copio e incollo):”lei in fondo al di là degli appellativi non è che sia mai stata esattamente una rockettara”. dunque non mi aspetto certo da patti smith un concerto di quel tipo: sarebbe poco corretto, e inoltre avevo già premesso che (copio e incollo) “rispetto per la figura storica e artistica a parte, non sono mai stato un grande fan di Patti Smith”. tra l’altro molti dei miei artisti preferiti sono di una lentezza e pesantezza quasi esasperante, quindi non è certo la velocità o una presunta durezza il mio parametro di giudizio. ritengo dunque che si possa risultare emozionanti e coinvolgenti a prescindere dalla velocità delle canzoni e/o dall’impiego di distorsori, nonchè che un’artista di quel calibro possa tenere un concerto lento, “soft”, senza che a gradirlo sia necessariamente soltanto (copio e incollo) “chi la ama, e la segue”. purtroppo ciò non mi è accaduto in nessuna delle due occasioni in cui mi è capitato di assistere a un concerto di patti smith, non ci posso fare niente: ma ciò non vuol dire che non possa accadere ad altri, come nel tuo caso. e per quanto riguarda il fatto che il pubblico sia rimasto coinvolto e si sia goduto un gran concerto, la mia frase conclusiva è stata (copio e incollo) “una bella serata nel complesso, ma soprattutto un evento riuscito veramente bene”. il mondo è bello perchè è vario, dopotutto, altrimenti sai che noia… 🙂

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